Dall'incontro del 31 ottobre con Stefano Pogelli
Cerchiamo di capire che idea hanno i musicisti stessi della musica.
La storia della musica è una disciplina recentissima: risale all’Ottocento. D’altra parte la stessa idea di orchestra risale al Seicento e gli strumenti, così come ora li conosciamo, si cominciano a delineare nella seconda metà dell’Ottocento. La notazione musicale inizia già nel IV secolo a.C., ma la notazione che usiamo oggi risale al Seicento.
I musicisti non erano interessati più di tanto alla musica che precedeva la loro. Un artista, così come un musicista, era considerato un artigiano. In epoca passata, il confine tra artista e artigiano non era netto quanto lo è oggi.
Ascolto: Josquin Desprès, Compianto sulla morte di Hockeghem
Il mottetto è una composizione di ispirazione religiosa, ma non liturgica. Si basa su un testo in latino. Quella di Josquin è piuttosto una lamentazione funebre. Il testo è in francese.
Josquin rende omaggio alla figura che ritiene più prestigiosa tra i musicisti che lo hanno preceduto. Il testo non è di Josquin ma di un poeta, Jean Molinet. Josquin fu sempre alla corte di principi cattolici, ma era già l’epoca luterana, e Lutero lascerà una sentenza memorabile: “La musica si inchina di fronte a Josquin”!
Ascolto: Josquin Desprès - Il Grillo
E’ una canzone in italiano dedicata ad un cantore chiamato “il grillo”.
Ascolto: Josquin Desprès, La Plus de plu
Da un punto di vista poetico sono le ultime manifestazioni dell’amor cortese. Questa è la forma più nobile della canzone sul tema dell’amore, in Francia, alla fine del Quattrocento.
Chi erano i cantori? Gente che maneggiava con grandissima abilità la scrittura della musica. Sono artigiani amati e apprezzati in tutta Europa. Questi personaggi e il loro modo di fare musica fa avanti fino al Cinquecento.
Dopodichè con l’Umanesimo abbiamo un ritorno al classico, ma i musicisti non hanno idea della musica che si faceva in epoca greca: gente come Josquin, Hockeghem, conoscevano ovviamente Lucrezio, Catullo, Le Metamorfosi di Ovidio, ecc., o anche i grandi miti legati alla musica come quello di Orfeo. Ma non avevano la minima idea di cosa si suonasse. Comunque non rinunciano a sviluppare la loro rivoluzione umanistica, ma lo fanno con il loro stesso linguaggio: mentre nel Duecento e nel Trecento c’è spesso una concezione spettacolare dell’arte musicale in cui c’è una gerarchia delle voci a seconda che siano più alte o più basse, nel Quattrocento si cerca di fare in modo che le voce abbiano tutte la stessa importanza. E’ una musica di tipo statico, c’è una perfezione, un equilibrio che a volte è anche una sfida, così come lo erano le opere architettoniche.
Ascolto: Guillaume Du Fay, Mottetto a quattro voci
Guillaume Dufay 'Tibi, Christe, Splendor Patris' dall'ensemble Currende
Diretto da Erik Van Nevel
Guillaume Du Fay lavora a Firenze con la corte papale ed è testimone della cerimonia di consacrazione del Duomo, durante la quale il papa dona alla città una rosa d’oro, e la racconta. C’è ancora un simbolismo medievale ben preciso.
Recentemente alcuni studiosi, analizzando le varie sezioni del mottetto, hanno ipotizzato che le sezioni formino una serie di rapporti matematici che sarebbero esattamente le proporzioni del tempio di Salomone a Gerusalemme.
Le due voci maschili basse si inseguono con un movimento che può essere definito come una sorta di movimento a spirale: può darsi che Guillaume Du Fay fosse salito e avesse capito le proporzioni del duomo. Possiamo immaginare che spesso i musicisti trasportassero le strutture architettoniche nelle loro composizioni musicali. I musicisti dell’epoca, in un certo senso, “rivestivano” le sale, i luoghi dei principi, di musica.
L’aspetto paradossale è che cento anni dopo la morte di questi musicisti, restava di loro solo il ricordo dei nomi: spesso accadeva che le loro musiche venissero eseguite una volta soltanto.
L’interesse per queste notizie viene riscoperto all’epoca degli artisti romantici: sono gli anni dell’archeologia moderna, si torna a riflettere sull’importanza dell’individuo, e non soltanto in quanto espressione di sentimenti. Schumann e Mendelssohn per primi cominciano a riscoprire le musiche di Bach. Un esempio significativo del “ritardo” della critica musicale è per esempio la riscoperta di Vivaldi, per la quale si dovrà attendere il 1910!
Gli studi su Bach e il suo tempo si trascina dietro la riscoperta di Monteverdi, la polifonia del Cinquecento, Pierluigi da Palestrina, ecc. Schumann fonda la “Società Bach”, che lascerà in eredità a Brahms, finalizzata proprio allo studio dell’opera di Bach.
Lentamente, con molta fatica, questa musica ritorna nelle sale da concerto.
Ascolto: Gregorio Allegri, Miserere
Risente molto della musica di Palestrina, anche se introduce quella che sarà la sonorità barocca.
Nino Pirrotta è stato lo studioso che ha fatto ricerca sulla musica del Rinascimento. Quella che abbiamo ascoltato era la musica che potremmo definire “di rappresentanza”, della pompa. Dell’ambiente domestico, del piacere dell’intellettuale umanista ci è rimasto poco: non sapremo mai cosa cantasse Leonardo, e così via. Anche perché in gran parte improvvisavano (e non c’era nessuno che registrasse!).
Per tanti anni la storia della musica è stata fatta soltanto sulla musica scritta. Grazie poi alla etnomusicologia (Bartok e altri) si è avuto lo studio della tradizione orale, che sarà poi utilizzato dalla musicologia classica per studiare le musiche del passato.
Ascolto: Adrian Villaert: Sempre mi ride sta donna dabbene
Qui abbiamo un’idea della musica più immediata e popolare.
